Lo scorso ottobre è stata presentata una interessantissima ricerca dal titolo “Vivere, innovare e conoscere il territorio. Indagine sui giovani delle Valli Gesso, Vermenagna e Pesio”. Tra febbraio e giugno 2020, quasi 400 giovani dai 15 ai 25 anni, residenti in queste valli cuneesi, hanno partecipato a un’indagine focalizzata sul proprio rapporto con il territorio e sulle opportunità lavorative a loro disposizione.

Questo studio, portato avanti dal Consorzio Socio-Assistenziale del Cuneese e dall’Università degli Studi di Torino, mostra risultati piuttosto incoraggianti sulla questione del futuro del territorio e sul ruolo che i giovani vogliono ricoprire.

La prima osservazione che si può fare si basa sulla fiducia che i giovani di queste valli hanno nelle conoscenze e nelle competenze acquisite durante il loro percorso formativo. Secondo i ragazzi, esse sono in linea con le opportunità di lavoro attuali e future. Tuttavia, il loro desiderio di entrare il prima possibile nel mondo del lavoro è così forte da renderli pronti ad allontanarsi dal loro paese di residenza o addirittura ad accettare una posizione lavorativa differente rispetto alle proprie aspettative. I dati parlano chiaro: il 65% di loro seguirebbe di buon grado un percorso formativo professionalizzante, mentre il 63% sarebbe addirittura pronto a svolgere un lavoro al di sotto del proprio livello di istruzione. La voglia di trovare un lavoro, o meglio la necessità di lavorare, è quindi molto pressante.

I risultati dell’indagine mostrano anche un legame ambivalente con il territorio: mentre il 62% degli intervistati mostra un forte o fortissimo senso di appartenenza e attaccamento alle proprie radici, solo il 32% dei giovani sarebbe pronto a partecipare attivamente ad iniziative di promozione locale. Nonostante ciò, lo studio mostra anche una forte volontà di svolgere un ruolo di primo piano: il 26% degli intervistati ha indicato che le istituzioni dovrebbero investire in progetti ideati da giovani e il 19% ha espresso interesse per percorsi e proposte mirate all’imprenditorialità giovanile.

Aggregando le risposte alle domande relative al tema dell’associazionismo, della partecipazione e della promozione di iniziative, il 23% dei giovani mostra un buon livello di assertività e proattività quando si proietta in una dimensione di scambio reciproco con la propria realtà locale. È interessante notare come vi sia una correlazione positiva tra l’assertività e la percezione di una buona qualità della vita nel proprio territorio: più crescono la partecipazione e l’impegno, più la rappresentazione positiva del proprio luogo di residenza aumenta. Essere attivi e impegnati a livello locale sembra quindi essere un indicatore di benessere e appagamento.

Da queste prime analisi emerge quindi un’immagine di giovani che vogliono mettersi in gioco per potersi realizzare e migliorare le proprie condizioni di vita e quelle della propria comunità. Alla luce di queste considerazioni, i ricercatori dell’Università di Torino indicano due possibili direzioni per interventi socio-educativi: un lavoro educativo con i giovani e uno per lo sviluppo di comunità, con l’obiettivo di sostenere le aspirazioni dei giovani, il legame con il territorio e le opportunità lavorative.

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